La bio-edilizia nel mercato americano

Gli Stati Uniti sono una delle prime nazioni ad aver avviato, già dai primi anni del ‘900, la costruzione di case prefabbricate in legno su larga scala. Il primo modello di edificio prefabbricato fu commissionato e inviato nella lontana Inghilterra nel lontano 1600, ma la prima vera prefabbricazione si verificò solo con l’avvento di appositi “kit-casa standardizzati”.
Questi kit-casa erano composti da ogni tipologia di componenti per l’effettiva costruzione del modulo abitativo, in modo tale che i proprietari potessero costruirsi da soli la propria abitazione o con l’aiuto di figure specializzate.


set casa per abitazioni prefabbricate

Alcune aziende di fama internazionale, come la Aladdin Company, iniziarono la commercializzazione dei primi kit di case nel 1906. Successivamente, si aggiunsero anche altre efficienti realtà aziendali, come la Sears e la Roebuck and Company, che attraverso i loro kit-home prestigiosi ed economici, vendettero oltre 100.000 case dal 1908 al 1940.
Il successo dei kit-home avvenne grazie alla presenza numerosi fattori positivi che contribuirono a rendere grandi queste aziende costruttrici come Aladdin, ma beneficiando anche altri rami d’azienda come industrie automobilistiche, del ferro, dell’acciaio e del carbone.


La gente che aveva un buon potenziale economico voleva costruire case sicure per la propria famiglia lontano dalle città, sfruttando il ben collaudato sistema autostradale in via di miglioramento, che consentiva di raggiungere in breve tempo luoghi periferici o altri paesi limitrofi. Esattamente come accadeva nell’industria dell’automotive americana, le case prefabbricate beneficiarono e seguirono lo stesso percorso della produzione delle linee di montaggio. I componenti inerenti al nucleo abitativo, invece di essere realizzati sul posto dai falegnami, venivano prodotte in serie e, attraverso nastri trasportatori, consegnate sul posto a costi di gran lunga inferiori. Stessa politica veniva adottata per le pareti, il cablaggio elettrico e idraulico che, essendo prodotti direttamente in fabbrica, venivano spediti a destinazione e successivamente montati da lavoratori qualificati.

Costi notevolmente ridotti

I molteplici vantaggi derivanti dalla costruzione dei kit-case investivano soprattutto la voce inerente ai costi di produzione. Tutto ciò permise ad una considerevole fetta di americani di poter costruire la propria casa con pochissimo denaro e in totale autonomia. Infatti, con una spesa di circa 2500 dollari era possibile acquistare un “set casa” completo, che includeva tutto il necessario (circa 30.000 pezzi), dal legname ai chiodi fino a un manuale di istruzioni con una guida dettagliata sulla corretta costruzione.

Questa soluzione innovativa non era solo per coloro che intendevano costruire la loro prima abitazione, ma anche per quella fetta di consumatori che volevano una seconda casa, ad esempio per le vacanze al mare o in montagna.
Dopo il crollo del mercato azionario del 1929, la vendita dei kit-home subì un drastico calo che si riprese solo dopo la seconda guerra mondiale, quando si presentò il problema degli alloggi da consegnare ai veterani e alle loro famiglie.

Normative e regolamenti


Nel 1970 il governo federale statunitense regolamentò il mercato della bio-edilizia e la commercializzazione dei kit-home delle case produttrici per questioni legate alla sicurezza, adottando nel 1976 il codice degli edifici del Dipartimento per gli alloggi e lo sviluppo urbano degli Stati Uniti, noto con il codice HUD. Questo codice dettava legge in materia sul riscaldamento, l’impiantistica idraulica ed elettrica, nonché la costruzione, la sicurezza e l’efficienza energetica.
Nel 1994 il governo americano aggiornò il codice HUD includendo standard di più alto livello per gli alloggi prefabbricati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *